Lucia Visca
“Vogliamo attrarre idee e talento”
Ci sono ancora lavori in corso nell’ampio ufficio dell’Eur dove il profumo di salsedine in arrivo dal mare si mescola a quello dei pini. L’Ammiraglio ispettore capo Sergio Liardo, classe 1961, sul ponte di comando della Guardia costiera dal 24 settembre scorso, è uomo abituato a scrutare orizzonti. Tremila ore di volo accumulate in servizio perché il mare, le sue bellezze, le sue insidie si tengono sotto osservazione anche dal cielo. Per rompere il ghiaccio, accenniamo che fra tanti spostamenti di quadri, schermi e suppellettili non vediamo segni del suo servizio nei cieli del Mediterraneo. Invece ci sono, eccome. Per ora relegati in uno scaffale in basso, semicoperti dalle bandiere nazionale e europea, due modellini in scala di un aereo e un elicottero attendono di raggiungere un posto d’onore fra navi, crest e quant’altro ogni militare colleziona nel corso di una carriera. “Fanno parte della mia vita professionale – spiega Liardo – un’attività cui tengo molto, sono orgoglioso di essere stato il primo pilota a ricoprire questo incarico”. Ancora ricorda con un po’ di emozione l’ansia per l’attesa dell’esito della visita medica che, se superata, l’avrebbe portato all’addestramento negli Stati Uniti.
Nonostante l’orgoglio, l’attività operativa è stata abbandonata da quattordici anni, quando le scelte dei suoi superiori portarono Liardo verso incarichi sempre più complessi. Fino ad accompagnare questo siciliano pacato ma fermo fino alla plancia di comando di viale dell’Arte, a Roma.
Ex vicecomandante generale, a Liardo in molti dicono che in fondo ha solo cambiato stanza: “Mi ripetono che non è cambiato neanche il piano. In realtà la questione è diversa: prima avevo qualcuno che mi ascoltava, mi consigliava. Se c’era un problema complicato lo riportavo a Nicola Carlone, c’era sempre una indicazione su che cosa fare o non fare”.
Oggi c’è una responsabilità che non ammette delega. Soprattutto verso 10.700 donne e uomini che dovrebbero diventare 15 mila in pochi anni, Leggi finanziarie permettendo. Responsabilità di traghettare il Corpo verso sfide sempre nuove, migliorando le competenze con sguardo concentrato sulla formazione del personale e la digitalizzazione delle attività. “Quando il tuo ufficio diventa questa stanza – confessa Liardo – sai bene che i tempi delle decisioni devono essere rapidi, non c’è spazio per rimandare nulla. Una decisione procrastinata diventa una non decisione se non addirittura una decisione sbagliata. Non puoi stare troppo lì a ponderare. Sai che il pescatore, l’armatore o chiunque viva sul mare, nel mare e del mare hanno bisogno di una risposta dalla quale deriveranno le sorti delle loro attività se non addirittura della loro vita”.
Anche lui, il più alto in comando, ha bisogno di una risposta: “Noi, attualmente siamo circa 10.700, in realtà dovremmo già essere 11.500, dovremmo tendere ai 12.000 già come piano di arruolamento previsto e quindi come pianta organica. Servono più persone per fare un certo tipo di attività. Oggi il Corpo continua ad avere e a sviluppare quelle che sono le linee di attività amministrative e operative classiche, che afferiscono agli usi civili e produttivi del mare, in realtà. È possibile che, con lo scenario internazionale che si va prefigurando, vengano poi richieste attività che solo due o tre anni fa non erano ipotizzabili. Dobbiamo prepararci, essere pronti e soprattutto evitare di chiedere un ulteriore sforzo al personale che ogni giorno lavora con grande passione, grande dedizione e grande amore per i compiti assegnati alla Guardia Costiera. È noto che noi rientriamo nel 2 per cento delle spese per la difesa. È chiaro che compiti oggi appannaggio di altre componenti domani potrebbero essere chiesti a noi e non ci si può far trovare impreparati. Potrebbe esserci richiesto un servizio più vicino all’attività di forza armata per il quale è necessario non trovarsi nelle condizioni di dover dire ‘io non riesco’ oppure a dover fare a quel punto reclutamenti in emergenza senza l’opportuna selezione del personale”.
Sergio Liardo non ha ancora pronunciato la parola ma si intuisce che sta parlando di formazione. Sollecitato, spiega: “Io credo che noi dobbiamo intanto riorganizzarci a livello centrale, lo stiamo già facendo, e contemporaneamente garantire un efficientamento dell’organizzazione territoriale come richiesto dalle recenti norme. La formazione? Assolutamente sì, nel senso che stiamo molto lavorando con il nuovo capo del reparto personale proprio perché riteniamo che la formazione debba essere uno dei pilastri a disposizione delle nostre donne e i nostri uomini. Allo stato attuale noi abbiamo componenti che sono, tra virgolette, generiche, tra l’operativo oppure l’amministrativo, ma all’interno dei compiti amministrativi ci sono tantissime figure che hanno bisogno di essere il più possibile professionalizzate. Puntare a formazione e standardizzazione vuol dire che tu riesci a impiegare il personale nel migliore modo possibile. Una formazione adeguata, ad esempio, riduce il tempo di ambientamento quando si cambia sede o cambia incarico”.
Obiettivo di questo ragionamento, l’efficienza. Qua l’ammiraglio non ha dubbi. “Maggiore efficienza, questo è l’aspetto fondamentale – ragiona con convinzione – Sono convinto che l’azione del Corpo sia molto efficace ma l’efficientamento può e deve essere migliorato”.
Si ha l’impressione che Liardo consideri concluso il processo di sviluppo tecnologico impresso alla dotazione del corpo negli ultimi anni. Lui ribalta il ragionamento e considera la spinta impressa dal comando di Nicola Carlone solo l’inizio di un balzo in avanti. “È mia ferma opinione e sono assolutamente convinto che si debba andare verso lo sviluppo tecnologico, soprattutto la digitalizzazione di tanti processi che in questo momento non sono nativi digitali, e questo può essere il problema. Dobbiamo confrontarci con la Direzione generale delle infrastrutture e trasporti che regola molteplici funzioni sul territorio. Una strada in discesa considerati i buoni rapporti che esistevano e che esistono”.
Fra le convinzioni dell’ammiraglio Liardo, una sembra prevalere su tutte: “ Io credo che la vera risorsa sia il personale, una risorsa che deve essere curata ogni giorno. Noi esistiamo perché esiste il territorio, perché esistono i comandi capaci di dare ogni giorno risposte adeguate alla collettività. Il nostro compito, qui al Comando generale, è cercare di far sì che il servizio che svolgono i colleghi sul territorio sia il più possibile standard, il più possibile rapido nei processi. Ne deriva che digitalizzazione e formazione sono complementari in questo processo di crescita. Pensiamo a tutti i programmi europei che sviluppiamo, a quanto di fatto questi comportino in termini di rendicontazione. Progetti che coinvolgono anche il territorio, al quale poi portano anche risorse che possono in qualche maniera essere utilizzate a vantaggio dello stesso personale. Io negli anni ho ricoperto tanti incarichi diversi e quindi ho preso un po’ da tutti quanti. Al di là del piacere che questo mi ha dato, mi rendo conto che è il territorio che in questo momento è un po’ in sofferenza ed è questo il motivo per cui noi stiamo cercando anche di arrivare a dei provvedimenti che possano consentirci di essere più snelli nella fase di reclutamento. Ovviamente non dipende solo da noi perché se dipendesse da noi domani attiveremmo procedure adeguate. In questo momento siamo in difficoltà soprattutto sul ruolo graduati: personale tendenzialmente più giovane che occupa le sale operative o è a bordo delle nostre motovedette, a bordo dei nostri aeromobili e soprattutto è quello che una volta che si realizza una ipotesi di progressione di carriera occuperà gli spazi dei gradi superiori. Fermo restando che la digitalizzazione rimane un processo sul quale stiamo puntando, adesso dobbiamo tirare le fila. L’ammiraglio Carlone ha seminato, il suo periodo di comando è stato lungo ma non sufficiente per arrivare sempre a conseguire tutti gli obiettivi. Oggi dobbiamo cominciare a raccogliere”.
Ma le difficolta di reperire personale adeguato e pronto per le nuove tecnologie, considerata la concorrenza del mercato privato, non è un ostacolo? “Normalmente la fortuna delle forze armate è inversamente proporzionale al tasso di disoccupazione, quindi purtroppo è così, ma dico anche che per fortuna è così, perché vuol dire che i giovani hanno delle possibilità di trovare un posto di lavoro che li soddisfi – risponde Liardo. Noi dobbiamo diventare attrattivi, a questo punto. Tutto il movimento alimentato attorno alle celebrazioni del 160° non era solo autocelebrativo ma era anche il desiderio di farsi conoscere un po’ dai ragazzi. Penso a Sanremo, piuttosto che a Rimini, appuntamenti individuati e finalizzati a cercare di farci conoscere, agganciare ragazze e ragazzi e far comprendere che la nostra è una bella attività, che ti dà tanta soddisfazione se la fai con amore. Però è chiaro che esiste anche l’aspetto economico. Dobbiamo lavorare anche da quel punto di vista e qualche idea ce l’abbiamo”.
Sul personale Liardo non si risparmia, e continua: “Io voglio condividere tanto con i colleghi perché si cresce non per strade solitarie ma se c’è una condivisione. Penso sia necessario lavorare molto sul personale in termini di motivazioni, creando anche procedure che possano in qualche maniera essere in grado di affrontare le tematiche del personale che vive situazioni critiche. Perché non è vero che uno è uguale all’altro, ognuno di noi è diverso, ha una propria storia. Penso sia necessario sviluppare molto la parte infrastrutturale, fondamentale in tutto il territorio ma che in alcune aree è un aspetto critico non trascurabile. Basti pensare, ad esempio, al reparto Laghi istituito a Milano. Non si può pensare di prendere un ragazzo appena entrato nel Corpo, magari già con una famiglia, e dirgli di andare a vivere, a lavorare a Milano senza avere un supporto da parte dell’amministrazione. Questo è uno dei temi che ha l’attenzione dello stesso ministro e che lo stesso ministro rappresenta tantissime volte. Non fosse altro perché essendo di Milano conosce bene qual è il costo della vita da quelle parti. Prendere un ragazzo dalla Calabria o dalla Sicilia e dirgli ‘adesso vai sul Garda’ significa costringerlo a vivere in una cameretta, a stare lontano dai propri affetti, a stare lontano anche dalla famiglia d’origine. Oggi non ce lo possiamo permettere perché chi sta bene lavora meglio. E il nostro personale deve lavorare al meglio. L’obiettivo fondamentale, dunque, è quello di far stare bene il nostro personale”
Andiamo un attimo nei porti. Impossibile non chiedere all’ammiraglio Liardo che nei porti ha cominciato, in quel di Agropoli, in provincia di Salerno, e che l’ultimo comando sul territorio lo ha fatto a Genova come vede oggi il suo rapporto con i servizi tecnico-nautici. “Abbiamo e dobbiamo continuare chiaramente ad avere un rapporto privilegiato nei confronti dei servizi tecnico-nautici. Io credo che fondamentalmente il sistema abbia dimostrato di funzionare, lo ha dimostrato in condizioni di emergenza, vedasi la pandemia di Covid 19, lo dimostra ogni giorno. Ma c’è un problema, secondo me, strutturale. Andiamo incontro a sfide che non è facile individuare”, risponde. Aggiungendo: “dobbiamo fare un salto di qualità, dobbiamo essere capaci di programmare. In questa programmazione devono necessariamente essere coinvolti i servizi tecnico-nautici e le Capitanerie di porto. Quando io dico che dobbiamo essere in grado di programmare ovviamente parlo delle Autorità di sistema, parlo della possibilità che ci sia una governance nazionale, che è fondamentale, senza la quale onestamente noi avremmo grossi problemi. Sui temi strategici questa capacità deve essere sviluppata nel più breve tempo possibile, ma credo che ormai abbiamo raggiunto un punto di consapevolezza necessario. Non credo ci sia qualcuno che possa pensarla in modo diverso”.
Obbligatorio chiedersi: e i territori? Liardo non ha incertezze: “È chiaro che dobbiamo salvaguardare i territori e quindi non passare da un eccesso a un altro, da una regionalizzazione spinta sulle tematiche e le decisioni di tipo locale per arrivare solo ed esclusivamente a una programmazione nazionale. Su alcuni aspetti però la programmazione nazionale sarà fondamentale”. Con qualche esempio, comunque, si capisce meglio e Liardo fa quello dei carburanti: “Se qualcuno chiedesse quale sarà il carburante che utilizzeranno le navi mercantili e passeggeri nel 2050 probabilmente qualcosina potremmo dirla”. L’Unione Europea, infatti, ha fissato quella data per portare al 70 per cento l’obbligo di utilizzo di carburanti sostenibili. Il ragionamento, però, non finisce qui: “Se la domanda si dovesse riferire a quale carburante utilizzeremo nel 2030 io risponderei, semplicemente, ‘non lo so’”. Questo perché, pur essendo stato fissato il 2030 come anno d’impiego di elettricità da terra, carburanti alternativi a zero emissioni e carburanti sostenibili, in Italia sono aperti sia la discussione politica che le sperimentazioni scientifiche senza per ora aver formulato chiare indicazioni di scelta e di infrastrutture. “È evidente che l’attrattività dei porti italiani è strettamente correlata a questa tematica – continua Liardo – ma non è ipotizzabile che tutti i porti abbiano la possibilità di offrire i carburanti alternativi che si svilupperanno da qui ai prossimi 5-10 anni. Ci sarà da approvare i piani regolatori portuali, per esempio, e quindi l’Autorità marittima svolgerà un ruolo fondamentale. Direi assolutamente centrale”.
Qualcosa, comunque, nei porti sta cambiando. Con le recenti modifiche al regolamento (il DPR n. 93/2024 nda.) vengono assegnati ai comandanti di porto poteri più ampi e forti dei precedenti che in qualche modo modificano il rapporto fin qui avuto con alcuni servizi tecnico-nautici. È naturale chiedersi se gli ufficiali della Guardia Costiera, per la quale l’ammiraglio prevede ampi interventi di formazione, sono pronti per i nuovi compiti. “Questo non ci spaventa e credo che tutti i colleghi arrivino sicuramente pronti a svolgere le nuove funzioni assegnate. Lungo la carriera si acquisisce progressivamente un know how, quando si arriva a fare il Comandante del porto si sono scalati tanti gradini, anche nell’ambito dell’amministrazione dei porti, che conducono ad essere in grado di svolgere le attività richieste. Il che non esclude l’opportunità di formazione più specialistica in vari ambiti. Il lavoro del Comandante del porto è molto complicato, irreale ipotizzare che si possa fare un master e dire al termine del corso sarai bravissimo a fare il comandante del porto”. Insomma, il mestiere va imparato su campo.







