Giulia Massarelli
Nell’immaginario collettivo l’Italia è spesso associata a una ricca storia marittima e a uno stile di vita costiero caratterizzato dalla passione per il mare. Questa affinità con le acque è profondamente radicata nella cultura italiana e il diporto nautico ne è una manifestazione tangibile. Tuttavia, l’evoluzione del rapporto degli italiani con la navigazione da diporto è stata notevole nel corso degli ultimi decenni, passando da un’attività riservata a pochi privilegiati a una passione accessibile a una gamma sempre più ampia di appassionati. Per comprendere appieno questa trasformazione, è necessario esaminare la storia del diporto nautico in Italia, dalle sue prime forme regolamentate fino alle iniziative più recenti volte a garantire la sicurezza e la diffusione di questa pratica. Il passato marittimo dell’Italia ha sempre alimentato la passione per la navigazione da diporto. Tuttavia, fino agli anni ‘70 del secolo scorso, il diporto nautico era considerato marginale e di nicchia. Il vero punto di svolta si ha l’11 febbraio 1971, con l’approvazione della prima Legge sul diporto nautico che, riconoscendo la specialità del settore (che rappresenta, tra l’altro, uno degli asset primari su cui si fonda l’economia del mare, parte importante del Pil del Paese) dà vita a una specifica regolamentazione. Nel 2005 entra in vigore il Codice della Nautica da diporto – testo unico che racchiude tutte le norme di riferimento – che all’articolo 1 definisce per navigazione da diporto “quella effettuata in acque marittime e interne a scopi sportivi o ricreativi e senza fine di lucro, nonché quella esercitata a scopi commerciali, anche mediante le navi”.
Per una fruizione responsabile degli spazi marittimi è imprescindibile la conoscenza delle regole che presiedono al corretto e sicuro utilizzo del bene mare. La prima fondamentale regola è conoscere e rispettare le regole. Questa, in estrema sintesi, la raccomandazione che la Guardia Costiera – organizzazione deputata a garantire la sicurezza della navigazione, una delle fondamentali Coast Guard functions – rivolge a chi nell’imminenza della stagione estiva si appresta ad affollare le nostre coste e i laghi maggiori. A partire dall’utilizzo, a volte disinvolto, che si fa delle moto d’acqua, mezzi che da una ventina d’anni sono una presenza fissa sulle nostre spiagge. “Le norme per la conduzione ci sono e vanno assolutamente conosciute da coloro che in mare ci vanno e devono essere ben conosciute anche dal bagnante o dal diportista occasionale”, spiega la Guardia Costiera. La moto d’acqua è a tutti gli effetti un natante da diporto e per condurla ci vuole la patente nautica e quindi avere almeno 18 anni. Rispetto a quelle relative ad altri tipi di natanti da diporto le regole sull’utilizzo delle water scooter sono più stringenti: durante la stagione balneare è consentito navigare esclusivamente in ore diurne e con condizioni meteo marine assicurate favorevoli, ad una distanza di oltre 500 metri dalle spiagge e di oltre 300 metri dalle coste a picco ed è fatto divieto di allontanarsi più di un miglio dalla costa. Per quel che riguarda i cosiddetti natanti da spiaggia – kayak canoe e gommoni o il semplice pedalò – la norma generale parla di una distanza massima di un miglio dalla costa. Ma ben prima di arrivare a quella distanza, c’è un altro tassello da tenere a mente: sono i 300 metri dalla costa, il tratto di mare entro i cui limiti non è richiesta alcuna dotazione di sicurezza. Con una avvertenza da evidenziare con forza, ovvero l’invito ad usare, a prescindere dalla distanza dalla costa, la cintura di salvataggio. Usiamola – sottolinea la Guardia Costiera – perché la cintura di salvataggio salva la vita. Usiamola anche se siamo entro quei 300 metri. Va poi precisato che il limite della distanza dalla costa, stabilito dalle autorità marittime locali con le ordinanze di sicurezza balneare, si applica indistintamente sia alle imbarcazioni a motore sia a quelle a vela, perché naturalmente la presenza contemporanea di bagnanti con qualunque tipo di unità non va assolutamente d’accordo. C’è da aggiungere anche un altro aspetto: quando parliamo di barche a motore parliamo anche di velocità. La velocità quando si è in prossimità della costa è decisiva. Fino ai 1000 metri dalla costa non si devono superare i 10 nodi e soprattutto non bisogna navigare in planata. Questo vuol dire che la prua deve rimanere nell’acqua, che la prua non deve impedire la visuale perché è quello che rischia di compromettere la possibilità per il conduttore di vedere cosa ha intorno. Quanto alle immersioni vanno rammentate le basilari regole da seguire. È fondamentale segnalarsi con la boa segna-sub che è una boa semplice di colore rosso con una striscia bianca, che impone al natante di stare ad almeno 100 m dal pallone segna sub, e per chi fa l’immersione di non allontanarsene di più di 50 metri. Una zona cuscinetto, insomma, che occorre rispettare nell’interesse di tutti. Infine un appello ai bagnanti che stanno affollando le nostre spiagge per evitare dei rischi inutili, purtroppo spesso mortali. La Guardia Costiera invita tutti ad affrontare il mare solo quando le condizioni meteomarine lo permettono, altrimenti è consigliabile rimanere sull’arenile a godersi il sole. La Guardia Costiera è presente 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, per tutelare la sicurezza nell’ambito dell’operazione estiva “Mare e Laghi sicuri”. Per contattarla i cittadini hanno due possibilità: o attraverso il numero di emergenza, il 1530, o attraverso il dispositivo del 112. Troveranno personale dedicato e competente, in grado di dare risposte immediate.
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